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Prima di iniziare
a raccontare le mie esperienze lavorative, vorrei dire quando sono
nato e da dove vengo e come ho cominciato ad amare la cucina. Sono nato il 19 Luglio a Bollate (MI), ho trascorso la mia infanzia
e parte della mia adolescenza in una vecchia corte con la mia
famiglia ad Ospiate, piccolo paese nell’hinterland milanese. Mentre i miei genitori erano impegnati per il lavoro, io trascorrevo
i pomeriggi dopo la scuola dai miei nonni che avevano un negozio di
frutta e verdura. Ricordo come se fosse oggi, mia nonna, mia mamma e
i miei zii impegnarsi a preparare la cena, come se ogni giorno fosse
domenica o una festa importante. Insomma, fin da piccolo sono stato
circondato da persone a cui piaceva cucinare, scegliere alimenti
poveri ma nostrani per creare piatti tradizionali. Queste cose sono
dentro di me e ancora oggi alcuni profumi e sapori mi riportano in
là col pensiero, eppure sono passati trent’anni! Poi sono cresciuto e quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da
grande rispondevo deciso e convinto “il cuoco”, anche se non tutti
erano d’accordo, specie i miei genitori che cercavano di farmi
capire che sarebbe stato un lavoro con tanti sacrifici. Ma non c’è stato niente da fare, e cominciai a frequentare la scuola
alberghiera per due anni.
Era il tempo delle nuove amicizie, di nuove esperienze al di
fuori della mia città e iniziai a conoscere cose nuove che
non avevo mai visto prima. Volonteroso, mi diedi da fare ad
alzarmi la mattina presto per raggiungere la scuola a Milano
con il bus che passava nel mio piccolo paese con la
curiosità di apprendere da persone che, con la loro
pazienza, cercavano di far capire a noi studenti cosa voleva
dire intraprendere questo mestiere una volta finita la
scuola avendo in mano un diploma di aiutocuoco.
Una volta uscito dalla scuola con un po’ di fortuna e
caparbietà nel cercare, trovai lavoro al ristorante Aimo e
Nadia dove in quel periodo avevano bisogno di un apprendista
aiuto cuoco. Il posto era importante ed era quindi per me
una occasione da non perdere se volevo diventare cuoco.
Qui trovai molta disponibilità nei miei confronti nel farmi
apprendere nel migliore modo possibile, facendomi sentire a
mio agio nonostante la mia timidezza e riservatezza.
Ci rimasi per quattro anni e poi finito il servizio militare
decisi, con l’aiuto e il consiglio di un mio collega di
lavoro più grande di me, di fare esperienza da un grande
maestro.
Riuscii ad entrare nel ristorante di Gualtiero Marchesi come
aiuto cuoco e restarci per ben due anni e uscire come cuoco
capo partita.
In quel periodo conobbi grandi cuochi professionisti, uno
fra questi era Pietro Leemann che gestiva il ristorante Joia
a Milano con cucina vegetariana. Questo tipo di esperienza
mi mancava e quando ricevetti la sua proposta di trasferirmi
a lavorare da lui accettai con entusiasmo.
Ci rimasi un anno e devo dire che Pietro fu un grande
maestro sia di cucina che di vita.
Dopo questa esperienza iniziai ad avere il coraggio di
propormi ai ristoranti come capo cucina o come consulente,
perché sentivo che dovevo iniziare ad uscire dal guscio e
gestire una cucina di un ristorante …almeno dovevo
provarci...
Infatti dal 1992 al 1996 andai in diversi ristoranti e
piccoli alberghi come consulente, prima al “San Paolo” di
Biella, poi presso “La Scala” a Bocolt in Germania ,
all’albergo “Le Rocce” in provincia di Vercelli e a Bellagio
nell’albergo “Florence”.
Dopodichè tornai a Milano come capo cucina al “ Tencitt” e
poi al “Mulino” a Bollate.
Nel 1997 ritrovai dopo tanto tempo Davide Oldani, mio
maestro ai tempi di Marchesi, che lavorava al “Giannino”
ristorante storico di Milano e che aveva un progetto
importante.
Davide, chef di cucina, cercava cuochi per la sua cucina
così mi disse se mi sarebbe piaciuto lavorare con lui.
Anche in questa occasione non esitai e accettai. Qui Davide
mi fece conoscere i titolari del Giannino che dopo poco
tempo mi fecero la proposta di diventare responsabile di
cucina del “Caddie”, ristorante all’interno di un golf club
di loro proprietà a Basiglio.
Accettai la loro proposta con l’aiuto di Davide, rimasi alle
loro dipendenze per circa un anno e poi me lo diedero in
gestione. Non mi sembrava vero….Un ristorante tutto
mio….Ringrazierò per sempre queste persone per avermi dato
questa possibilità. Ebbi questo incarico per quattro anni e
devo dire che sono volati e che è stata un’esperienza
irripetibile.
In seguito ho fatto il responsabile di cucina in altri
ristoranti a Milano, come l’apertura del “18/ 28”, il
ristorante “People “ e poi mi sono spostato a Pavia,
gestendo la cucina del ristorante “Goi”.
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